Le imprese francesi e italiane sollecitano i futuri leader europei a prendere “decisioni cruciali” per aumentare la competitività

Martedì (4 giugno) le principali organizzazioni imprenditoriali francesi e italiane hanno intensificato la pressione sui futuri politici dell’UE affinché prendano decisioni cruciali per rilanciare la vacillante competitività del blocco tagliando le normative e aumentando gli investimenti.

In una dichiarazione congiunta rilasciata appena due giorni prima dell’inizio delle elezioni europee, il Mouvement des Entreprises de France (MEDEF) e Confindustria – le più grandi associazioni imprenditoriali francesi e italiane – hanno sostenuto che “l’eccessiva regolamentazione” e un mercato unico non sufficientemente integrato stanno gravemente ostacolando la crescita economica del blocco.

“Il Parlamento europeo, che sarà eletto il 9 giugno, insieme alle nuove istituzioni europee, dovrà prendere decisioni cruciali per l’Unione europea”, si legge nel comunicato.

“L’eccessiva regolamentazione indebolisce notevolmente le nostre aziende”, si legge nel documento. “L’Europa ha bisogno di farlo […] colmare il divario tra le decisioni politiche appropriate di alto livello e l’attuazione”.

Il documento chiede inoltre uno “shock sugli investimenti” per finanziare le transizioni verde e digitale, facilitato da una maggiore spesa pubblica a livello dell’UE e da una più profonda integrazione del mercato dei capitali.

Per quanto riguarda i primi, chiedono ai legislatori di prevedere “più risorse e strumenti finanziari adeguati alle esigenze delle imprese” nel prossimo quadro finanziario pluriennale – esortandoli a “preservare […] criteri di finanziamento chiave come, per la politica di coesione, l’attenzione regionale e il ruolo centrale dei partner socioeconomici”.

In particolare, l’enfasi sulla salvaguardia delle priorità di lunga data del blocco sulla sua politica di coesione arriva mentre i partiti di opposizione e le amministrazioni locali in Italia mettono in guardia contro una crescente centralizzazione delle decisioni chiave sui finanziamenti lontano da una più ampia varietà di stakeholder pubblici.

I due gruppi chiedono anche un “potente” Fondo sovrano europeo (FSE) – un’idea inizialmente lanciata dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen nel 2022 – che faccia leva fino a 500 miliardi di euro in investimenti privati ​​per finanziare tecnologie strategiche.

“Gli appalti pubblici dovrebbero sostenere questo processo istituendo un Buy European Act e costruendo un’autentica leadership europea”, hanno affermato, riferendosi alle recenti proposte per rafforzare l’attenzione del blocco su prodotti e servizi nazionali.

“Di fronte ai massicci sussidi statali di Stati Uniti e Cina, gli acquirenti pubblici dovrebbero promuovere le tecnologie europee quando siano equivalenti in termini di prezzo, qualità e prestazioni”, hanno affermato le due associazioni.

Infine, i gruppi invitano i politici a raddoppiare la strategia e gli investimenti dell’UE in materia di difesa e sicurezza nel prossimo decennio, facilitando un maggiore coordinamento tra gli Stati membri nella spesa per la difesa, favorendo le economie di scala transfrontaliere e lavorando verso un mercato comune della difesa.

Le raccomandazioni fanno ampiamente eco ai recenti messaggi dei leader europei mentre i politici si affrettano a fornire agli elettori una piattaforma convincente per invertire la stagnazione economica dell’Europa prima delle elezioni europee.

Tuttavia, non tutti i politici europei credono che la riduzione della burocrazia sia fondamentale per rilanciare la competitività dell’Europa.

In una recente intervista con Euractiv, il commissario europeo per il lavoro e i diritti sociali Nicolas Schmit ha criticato la diffusa narrazione secondo cui i problemi economici dell’Europa sono principalmente dovuti all’eccessiva regolamentazione.

[A cura di Anna Brunetti/Alice Taylor]

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