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Le pecore affamate riportano Pompei alla tecnologia antica e tradizionale

L’antica città romana di Pompei è una delle rovine archeologiche più conosciute al mondo. Ora è anche il sito di un esperimento ecologico che ha portato un gregge di 150 pecore per mantenere le sue numerose aree erbose

Gabriel Zuchtriegel è Direttore del Parco Archeologico di Pompei. “Chi viene a Pompei scopre che la città non è fatta solo di strade, domus e botteghe ma anche di vaste aree verdi e queste aree rappresentano per noi un costo per la manutenzione”, dice.

“E così questo progetto che vede protagoniste le pecore e si chiama ‘Fattoria di Pompei’ è in realtà parte di un progetto molto più ampio che ha come fine ultimo la valorizzazione dell’intera area agricola del Parco Archeologico. Come già avvenuto per altri siti archeologici, questo tipo di attività diventa utile per vari motivi: perché servono a valorizzare queste aree.”

Le pecore aiutano a bonificare i prati a basso costo o inquinamento. E a differenza di un tosaerba che lascia l’erba tagliata da smaltire, le pecore mangiano l’erba, la riciclano e fertilizzano il prato, che a sua volta protegge da inondazioni e siccità.

L’attività di eco-pascolo si inserisce nel più ampio progetto agrituristico di Pompei che il Parco Archeologico sta mettendo in atto. Comprende vigneti, ulivi e un vivaio di flora pompeiana, con l’obiettivo ultimo di creare progetti socio-agricoli che diano impulso alla comunità e migliorino l’esperienza dei visitatori.

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