Stati Uniti e Arabia Saudita vicini allo storico trattato sulla sicurezza

L’amministrazione Biden è sul punto di concludere uno storico trattato di sicurezza con l’Arabia Saudita, segnando un cambiamento drammatico nella politica estera degli Stati Uniti. Questo accordo, noto come Accordo di Alleanza Strategica, mira a formalizzare gli impegni di difesa degli Stati Uniti nei confronti della nazione del Golfo, incoraggiando al tempo stesso la normalizzazione israelo-saudita, un risultato con implicazioni di vasta portata per la geopolitica mediorientale.

Questo potenziale trattato rappresenta una svolta notevole per il presidente Biden, che una volta aveva promesso di ritenere l’Arabia Saudita responsabile dell’assassinio del giornalista Jamal Khashoggi. Ora Biden è pronto a estendere una garanzia formale di sicurezza al regno ricco di petrolio.

Il trattato, che richiede una maggioranza di due terzi dei voti al Senato degli Stati Uniti, è vagamente modellato sul patto di sicurezza reciproca tra Stati Uniti e Giappone. Obbligherebbe gli Stati Uniti a difendere l’Arabia Saudita in caso di attacco, garantendo agli Stati Uniti l’accesso allo spazio aereo e al territorio saudita per proteggere i propri interessi e quelli dei suoi alleati regionali. Questa mossa ha lo scopo di consolidare l’allineamento di Riyadh con Washington, vietando esplicitamente la presenza militare cinese o la cooperazione in materia di sicurezza all’interno del regno.

Il consigliere per la sicurezza nazionale Jake Sullivan ha sottolineato la visione più ampia dietro il trattato, che collega la sicurezza a lungo termine di Israele alla sua integrazione e normalizzazione con gli stati arabi, inclusa l’Arabia Saudita. “Non dovremmo perdere un’opportunità storica per realizzare la visione di un Israele sicuro, affiancato da forti partner regionali, che presenti un fronte potente per scoraggiare l’aggressione e sostenere la stabilità regionale”, ha affermato Sullivan.

Tuttavia, il percorso verso questo accordo è irto di sfide. L’Arabia Saudita ha stabilito che non normalizzerà i legami con Israele senza progressi significativi verso la creazione di uno Stato palestinese. Questa richiesta include passi irreversibili verso una soluzione a due Stati, una prospettiva attualmente avversata sia dal governo israeliano che dalla maggioranza del suo pubblico. Il recente conflitto tra Israele e Hamas ha ulteriormente complicato questi negoziati, con i funzionari sauditi che cercano la fine delle ostilità come prerequisito per la normalizzazione.

La bozza del trattato include anche disposizioni per un accordo nucleare civile tra Stati Uniti e Arabia Saudita, che consenta lo sviluppo di un programma nucleare civile in Arabia Saudita, un’altra questione controversa che deve essere risolta. La potenziale inclusione delle capacità di arricchimento dell’uranio ha sollevato perplessità, date le implicazioni geopolitiche più ampie e la necessità di garantire standard di non proliferazione.

Un’alleanza formale di sicurezza con l’Arabia Saudita non avrebbe precedenti, rendendolo l’unico stato arabo con un simile trattato. Questa mossa potrebbe rafforzare in modo significativo la sicurezza saudita, in particolare contro il rivale regionale dell’Iran, rafforzando al contempo la presenza militare statunitense in Medio Oriente. L’accordo rappresenterebbe anche una vittoria strategica per Washington, potenzialmente ostacolando gli sforzi della Cina per espandere la propria influenza nella regione.

I negoziati in corso riflettono una complessa interazione di dinamiche regionali, rimostranze storiche e interessi strategici. Per Biden, il successo del trattato e la normalizzazione saudita-israeliana rappresenterebbero un significativo trionfo della politica estera in vista delle elezioni presidenziali del 2024, soprattutto mentre deve affrontare le critiche interne per il suo sostegno a Israele durante il conflitto di Gaza.

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