Cultura

Stava cercando di recuperare il film rubato da Gang

Una nuova pista riapre il caso dell’omicidio di Pier Paolo Pasolini.

Lo scrittore e regista fu ucciso dietro la caserma dell’Idroscalo nel novembre del 1975: un omicidio che non sarebbe legato agli incontri clandestini con i suoi Ragazzi di Vita, come sostenuto nelle precedenti indagini e nelle sentenze, ma a il tentativo di recuperare le pellicole rubate contenenti le ultime scene di Of Salò o le 120 giornate di Sodomaun film che aveva appena girato.

Questa ipotesi alternativa sulla morte del cineasta romano emerge dalla relazione finale della Commissione parlamentare Antimafia della precedente legislatura che suggerisce la possibilità che il furto sarebbe stato organizzato da gruppi criminali di spicco e, forse, anche da gruppi neofascisti.

Pasolini potrebbe essere andato sulla spiaggia del quartiere balneare romano di Ostia, dove è stato ucciso, per cercare di recuperare il film, dice il rapporto. La commissione ha affermato che “le principali bande criminali”, come la Banda della Magliana, potrebbero essere state coinvolte nell’omicidio.

Solo Pino Pelosi, detto La Rana – morto nel 2017 – che aveva diciassette anni e che all’epoca del delitto aveva una relazione con lo scrittore, è stato incriminato per l’omicidio. Nel 2005, sottolinea la Commissione, Pelosi aveva parlato con i magistrati del film rubato: aveva detto di essersi proposto come mediatore per riavere i film rubati al regista. Un’ammissione che riaccende i riflettori sull’omicidio, del quale, «in sostanza, a parte la presenza di Pino Pelosi come esca, non sono mai stati scoperti i responsabili», scrive la Commissione.

Le indagini si sono concentrate sulle pile di pellicole rubate da un capannone di Cinecittà il 15 agosto 1975. L’omicidio è avvenuto il 2 novembre dello stesso anno. Il rapporto sottolinea che ci sono state inchieste di giornalismo investigativo che hanno “definitivamente sgretolato l’ipotesi iniziale, [of the connection to gay life] purtroppo all’epoca sostenuta dai media e da alcune sentenze giudiziarie, secondo le quali l’omicidio dello scrittore fu solo il tragico esito di un incontro sessuale sfociato in un’aggressione estemporanea da parte di un singolo individuo, ovvero Pino Pelosi”.

L’Antimafia parla di “omissioni particolarmente gravi” nelle indagini immediate, come “la mancata udienza dei testimoni che abitavano nelle caserme della zona e che avevano sentito quanto accaduto quella notte, e che avrebbero reso conto fin dall’inizio della l’evidenza che l’aggressione è stata compiuta da numerose persone”, oppure “la mancanza, dopo l’omesso confinamento dell’area in cui era avvenuto il delitto, di approfondite relazioni sulle gravi ferite riportate da Pasolini”. Si parla anche di “chiari legami con il mondo della criminalità organizzata a Roma dell’epoca”.

Il rapporto concludeva che era improbabile che fosse mai resa giustizia agli assassini di Pasolini, ma sosteneva che era comunque importante arrivare alla verità per i libri di storia.

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